è raro che ci si ricordi della vita scordata

come occhi che copiano immagini vivo l’assenza

ricordo le viole in uno spazio stretto di notte.

Smontavo lo sfiorare delle pietre di dio

l’innocente senza il cappello seguiva la strada

e la stazione a tre mila lire al sogno emigrava

qualcuno truccava gli oroscopi di madre

si consigliava nel guardare basso il muro

Il vino si domandava l’abitudine

giurando le bocche di benzina

inquinando il non conviene sempre l’amore

nascosti chissà dove i piedi scalzi

La curiosità del metro irriverente seduto accanto

come mesi contati da battiti di polsi celesti

e svegliarsi nell’insonnia

lasciando conservare la bicicletta al moribondo

insieme al giorno guidato dalla maschera

simile ad un estremo suono lavorato

2 Comments
  1. Fulvio Esposito

    Un saluto mio caro. Ho appena ascoltato e visto delle tue canzoni… Complimenti, davvero belle. Non sapevo di questa tua dedizione.
    Come te la passi? Ci siamo incrociati anni fa, sul sito ACFANS … non so se ricordi.

    Kosir (Fulvio)

    • laskoG1968

      ciao carissimo, come te la passi?
      è solo un hobby….un hobbytorio:))))

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