La finestra del buio ricorda il mistero pensato

l’allarme colore rosso devasta l’attenzione

e passi veloci come il drenaggio al polso sinistro

Le chiacchiere dei minuti

oltrepassano la mia bravura

dormire non basta la schiena pallida

e mentre la saliva viaggia le ossa

mastico i numeri seguiti dal no,

la cena già pronta sazia la mente

e la barba lascia il confine tagliato

Le valli s’abbracciano per perdersi

e contano le dita nel cerchio di voci

il braccio nudo, volto severo che guarda il ventre

come l’orlo della gamba si veste d’incenso

Troppo forte è la memoria del pane

e piango ogni vita in un’ora

e adesso in voce di dio

lascio ancora che vengano in te

Il tramonto fatica e scandisce il morire

il deserto, frammento di sabbia,

suggerisce tenerezza implorata

senza la tasca del suono del ciglio

Lo stupore delle mani imprecise

propone i resti d’anime raccolte,

e la mia verginità sanguina dal colle

e come neve mi abbandona

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