far rumore e spaccare il muro

entrare nella fronte sudata del treno

Sogni come il coma assiduo ferisce d’estate

io gioco a versi fra le dita e l’incanto

il mio desiderio da valigia

china sulla chiesa rotta

colorando col minimo voto

la castità dell’elegia

su tacchi come puttane

dal discorso fuori campo

e rientrare al centro della scala

se farò tardi anche stavolta

Strappo il cuore di un soldo

vuoto dai miei pantaloni

e ancora chino a scendere

la pioggia alta del tabacco

affogo il fiume in una montagna salata

e dalle forme precise del seno

apro la bocca socchiusa dal grano dell’ansia

e il profumo di sera nella linea che cade

zittisce il ricordo d’essere libero

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