attraverso la strada lentamente penso

il nome perduto del grembo ferito

passa oltre lasciandosi ridere

nel cortile vecchio del minimo scarto

il soffio dorme il cuore salato

Maestro addensato al piede

Aprile seduto d’inverno

scende le scale dell’ora del tempo

come nubi seguite da braccia

Coglie i fiori la mano vasta

e lascia l’istinto feroce

la scadenza del nudo senso

il pericolo protegge la storia

invenzione della sicurezza

cene sontuose come passeggiate

vortici di fondo sulla schiena

come febbre sazia reclusa

nella eco prolungata del polso

Il mio verso terra preclusa

scende il campo tradito

a redimere sapori

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